La peggio notizia

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La morbosità è nell’occhio di chi legge (la legge del catenaccio)

Iniziamo alla stragrande, via. Quello che riporto è il titolo di un’articolo del 4 ottobre 2013, apparso a pag.22 del Corriere della Sera, molto ambiguo e particolarmente ben fatto:

Sopratitolo: Giustizia sommaria: l’orrore nell’isola turistica di Nosy dopo il ritrovamento del corpo mutilato di un bambino
Titolo:Tre linciati dalla folla in Madagascar
Sottotitolo: Uno di loro di origine Italiana. Li avevano accusati di traffico d’organi.

(attenzione a questi tre signori: sono loro che vi portano a un primo giudizio.)

È abbastanza evidente che il titolista ha giocato magistralmente con l’ambiguità, sull’orlo della curiosità morbosa del lettore medio.
Elemento 1°: il bambino mutilato. – Reazione: “Cazzo questa la leggo”
Elemento 2°: Il linciaggio – Reazione: “Più sangue! Leggo, leggo!”
Elemento 3°: L’origine Italiana: li avevano accusati – Reazione: “Sarà vero? C’è un italiano, adesso leggo il body del testo”.

A voi, signori, quella che chiamo “legge del catenaccio“. Ovvero giocare sul filo del rasoio per attrarre l’attenzione del lettore, omettendo volutamente alcuni particolari e mettendo in luce diversi aspetti, che trascinano il lettore sempre più in basso (il doppio senso è assolutamente intenzionale) nella lettura dell’articolo.

Non mi spertico sul dare un giudizio in merito alla vicenda – nei giorni seguenti fonti Ansa hanno aggiunto altri elementi – tuttavia quello che mi preme mettere in evidenza è il giochino retorico per indurre a leggere. Il punto è il seguente: pare che nell’abitazione dei linciati vi fossero parti umane, e che la località malgascia di Nosy Be sia famosa per il turismo sessuale. Se il nostro autore (o il titolista per lui –  le due figure non sempre corrispondono) avesse inserito questi elementi nel titolo, probabilmente avrebbe perso parte della capacità magnetica: il lettore si sarebbe formato un idea di massima e avrebbe proseguito nello skimming della pagina, alla ricerca di argomenti per lui più interessanti.

La morbosità è una leva piuttosto forte, e parecchio abusata nel giornalismo – vi induce a leggere qualcosa che normalmente non vi interesserebbe. E questo i giornalisti lo sanno. Il loro obiettivo è di farvi cadere nell’imbuto della curiosità, catalizzando la vostra attenzione fino a quando non siete nel corpo dell’articolo.

di Alberto Della Rossa

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