La peggio notizia

Perché quando si parla di informazione non c'è mai limite al peggio

Arte, arte, arte un cazzo.

Arte.

Delizia, diletto, delirio e dolore.

Vengo fuori da un’università di Conservazione dei Beni Culturali, ho fatto lo schiavo non pagato in museo, ho girato parecchio per scavi archeologici… insomma, ritengo se non altro di avere gli strumenti culturali per capirci qualcosa. Ho le mie aree di competenza, altri ambiti meno affini, altri dei quali non capisco proprio un cazzo.

Di una cosa però sono assolutamente certo: che i tanti esami di antropologia dati durante il mio corso di studi hanno generato una visione particolare, forse più culturale del concetto di arte.

Sto sproloquiando di questo perché, qualche giorno fa, girava su Facebook un’immagine che recitava pressapoco così:

Art should disturb the comfortable and comfort the disturbed

Ora, io che sono una cazzo di tigna, vedo queste affermazioni e realizzo che l gente, per lo più, di arte non capisce un cazzo. Soprattutto, vedere e concepire l’arte come mezzo di disturbo e semplice atto di ribellione.

Siamo ancora all’arte come atto egocentrico, come mezzo per rendersi interessanti. Quello che sottende quella frase è più o meno:

“ehi, quest’opera d’arte è disturbante per voi comuni esseri umani, ma io che mi ritengo figo perché vado in giro a dire di essere disturbato e alternativo e emo e anche un po’ hipster (e un tantinello coglione) mi sento rassicurato. Ergo: io sono bravo e voi siete dei coglioni”.

Dio santo, utilizzare l’arte per l’autoglorificazione è un peccato mortale, oltre che una riduzione in termini assolutamente enorme.

L’arte dovrebbe essere in primo luogo conforto per l’anima ed espressione estetica nell’ambito del proprio tempo, concetto estensibile nel tempo quando un’opera trascende i sistemi estetici di una cultura o quando possediamo gli strumenti cognitivi per interpretare qualcosa che è “altro” rispetto alla nostra cultura.

Immagino che sbranare la cipolla piangendo interpreti il dolore per la fame nel mondo e il pentimento post-capitaista

Immagino che sbranare la cipolla piangendo interpreti il dolore per la fame nel mondo e il pentimento post-capitaista

Io lo so che è come parlare del sesso degli angeli, ma sono distinzioni per me piuttosto importanti. Perché sono arci stufo di vedere i giornali pieni di articoli che parlano di artisti il cui unico scopo è far parlare di sé attraverso lo scandalo di una bambola appesa a un parco. Un po’ come gli incredibili pippotti della Abramovich, che non essendo in grado di creare un arte figurativa degna di tale nome si attacca le mollette alle tette affermando che  “Il suo lavoro vuole esplorare le relazioni tra artista e pubblico, i limiti del corpo e le possibilità della mente.”

O la macchina smontata in assonometria esplosa nel mezzo del Moma di S.Francisco. O altre cose di uguale valore(?) artistico. Grazie al cielo ci rimangono le opere d’arte del passato, quando l’artista non erà così devoto all’autoglorificazione.

di Alberto Della Rossa

Annunci

Navigazione ad articolo singolo

Un pensiero su “Arte, arte, arte un cazzo.

  1. Pingback: Una casa sull’albero (c’è ancora speranza) | La peggio notizia

Muchas gracias!

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: