La peggio notizia

Perché quando si parla di informazione non c'è mai limite al peggio

And the winner is… pt.2

Vi ricordate le direttive per i giornalisti sul tema LBGT di qualche giorno fa? Ecco, vorrei solo fare un piccolo appunto.

Il giorno seguente, in data 18/12/2013 è comparso un articolo su L’Unità, a firma di Delia Vaccarello. Titolo: “La carta del giornalista per non discriminare”.

Normalmente non amo L’Unità (normalmente non amo i giornali) ma questo giro la nostra giornalista ha centrato perfettamente il punto. Il corpo del testo riassume brevemente il testo del documento, ma è la chiusura a fare la differenza:

Tra le tante indicazioni la «regola aurea» il giornalista o la giornalista che devono trattare un argomento «Lgbt» non devono fare altro che domandarsi come tratterebbero la stessa notizia se non stessero parlando di persone lgbt . E il corollario: tenere sempre conto che gay, lesbiche e trans fanno parte del pubblico a cui ci si rivolge, che non sono «quelle persone là» ma anche voi che leggete.

In queste poche righe è racchiuso il nocciolo fondamentale della questione: il problema sta tutto nel trattare delle persone come delle “non persone”, come altro da sé nel senso più ampio (quello umano): esattemente quello che ha fatto la Bellaspiga nel suo articolo su L’Avvenire.

Mettetevi in testa che le persone omosessuali non sono diverse da nessuno. Hanno lo stesso tipo di varietà riscontrabile nel carattere di chiunque: il fatto che a me diano fastidio atteggiamenti da “checca” non necessariamente vuol dire che mi dia fastidio l’omosessualità, quanto un particolare aspetto caratteriale che può essere presente in alcune persone (non necessariamente omosessuali, peraltro – penso a legioni di ragazzini effeminati perfettamente etero). La medesima cosa mi accade quando vedo una ragazzina sgallettata che ritiene d’averla rivestita d’oro e si atteggia a gran figa – solo che lei, dal momento che ha una sessualità allineata – non risulta altrettanto condannabile. Tuttalpiù le si dà della troietta, ma nessuno si sognerebbe di sprecarci del tempo in direttive per i giornalisti.

Detta in altre parole: mi sta bene che a qualcuno possa dare fastidio un particolare aspetto caratteriale, un atteggiamento, qualcosa di specifico. Io sono pieno di idiosincrasie, ma mi ritengo abbastanza intelligente (e adulto) per realizzare che prendersela con una categoria intera come se fosse un corpo unico e indivisibile con un set predefinito di caratteristiche è assolutamente insensato. Non sopporti gli arroganti? Bene. Ti stanno sulle balle i pavidi? Ok. Ti sta sui coglioni il tuo vicino di casa? PERFETTO, ma da qua a dire che TUTTE le persone con un orientamento sessuale diverso dal proprio sono inaccettabili vuol dire prendere a calci la logica, per il semplice fatto che un orientamento sessuale non è indicativo di per sé di alcun aspetto caratteriale. 

Mi fermo qua, altrimenti non la finisco più. Ma continuerò a sostenere fino alla morte il diritto all’idiosincrasia, fintanto che la cosa abbia una logica. E il più delle volte, nel fare di tutta l’erba un fascio, la logica è la prima a essere messa da parte.

 

 

 

di Alberto Della Rossa

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