La peggio notizia

Perché quando si parla di informazione non c'è mai limite al peggio

Archivio per la categoria “Arte e dintorni”

Ciao sono Giancane

La risposta armata all’invasione cronica di canzonette smelense. Odia Povia, odia Emma Marrone e odia i vecchi. E tiene davvero a far sapere che lui non è un cantautore di mmmerda (con tre emme, si).

Se n’è uscito con un album, dal titolo che è tutto un programma: Carne.

Giancane è scorretto, e dice tutte quelle cose che non si dovrebbero dire.

“Vorrei esser vegano e stare in fissa con i Mac
comprare quelle cose bianche, grigie così hi-tech
‘sti cazzi di un cinese paragonato a un vitellino
in fondo un muso giallo non è poi così carino
Vorrei essere te così poi m’ammazzerei”

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Una casa sull’albero (c’è ancora speranza)

Leggere tutta quella carta, dalle 5 alle 9 del mattino, porta con sè alcune piccole gioie – per lo più legate a notizie che ti fanno pensare che, da qualche parte, si annidi ancora della speranza.

Il 28 novembre il Messaggero Veneto ne riportava addirittura due, entrambe di carattere silvestre.

La prima parlava della modifica al piano regolatore di Sacile, variante 69. A quanto pare a Sacile hanno delle buone idee (non mi interessa parlare di politica, sono piuttosto trasversale): la variante permette di costruire sugli alberi. Esattamente, proprio come le casette che si vedono nei film americani (o nei Simpson), e che avete sempre desiderato. Peccato che magari siete cresciuti a Quarto Oggiaro e l’unico albero che avete visto era rappresentato in un quadro della comunità per tossicodipendenti.

Una casa sull’albero. Sarò un visionario, ma mi sembra decisamente meglio di un condominio.

Per chi non lo sapesse, il fenomeno delle costruzioni sugli alberi è piuttosto diffuso in nord Europa e in America, posti dove non hanno sentito l’esigenza compulsiva di costruire su ogni centimetro quadro di terreno libero (si, sto elogiando l’America – se non altro hanno una cura del territorio e dei parchi naturali che noi non possiamo nemmeno sognarci). In Italia, una delibera simile era stata proposta in Trentino a fine maggio del 2013 (l’articolo qui), e naturalmente era dedicata alle strutture ricettive (alberghi e campeggi); sempre in Trentino dovrebbe nascere addirittura un’intero villaggio di case sugli alberi (ne parla un articolo di Casa24).

Sempre risorse affidate al turismo, quindi, e conoscendo la furberia tipica dell’italiota (l’assonanza è assolutamente voluta) non dubito che le lodevoli iniziative verranno distorte a tempo record. Nel frattempo rimango a sognare città in decadenza e il ritorno a una vita semiselvaggia.

Tra le altre cose, se desiderate rifarvi gli occhi, la Taschen ha prodotto un libro dedicato interamente all’edilizia arborea.

La seconda notizia di cui accennavo sopra riguarda, in qualche modo, sempre gli alberi e un certo tipo di ambientalismo intelligente (oltre che una forma d’arte – non per stupire o per autoglorificarsi come la Abramovich. Un tale writer che si firma (o meglio: si tagga) Sqon ha pensato bene di tendere della pellicola da cucina tra gli alberi e di graffitarvi sopra dei fantasmi, dal momento che il luogo è a suo dire “inquetante”. Ora, a parte l’evidente carattere temporaneo dell’installazione (spero non lasci della plastica in mezzo al bosco troppo a lungo), l’idea mi ha colpito moltissimo. È un bel modo laterale di pensare, oltre

Fantasmi nel bosco, by Sqon

che un atto d’accusa al cemento e alla pubblicità che spunta ormai da ogni dove. Certo, non sarà un Rubens, ma pollici alti per la creatività. 😉

Detto questo, mi è venuta una gran voglia di scrivere qualcosa sull’edilizia alternativa. Giusto perché ho sempre sognato di vivere dentro una collina come un hobbit.

di Alberto Della Rossa

Arte, arte, arte un cazzo.

Arte.

Delizia, diletto, delirio e dolore.

Vengo fuori da un’università di Conservazione dei Beni Culturali, ho fatto lo schiavo non pagato in museo, ho girato parecchio per scavi archeologici… insomma, ritengo se non altro di avere gli strumenti culturali per capirci qualcosa. Ho le mie aree di competenza, altri ambiti meno affini, altri dei quali non capisco proprio un cazzo.

Di una cosa però sono assolutamente certo: che i tanti esami di antropologia dati durante il mio corso di studi hanno generato una visione particolare, forse più culturale del concetto di arte.

Sto sproloquiando di questo perché, qualche giorno fa, girava su Facebook un’immagine che recitava pressapoco così:

Art should disturb the comfortable and comfort the disturbed

Ora, io che sono una cazzo di tigna, vedo queste affermazioni e realizzo che l gente, per lo più, di arte non capisce un cazzo. Soprattutto, vedere e concepire l’arte come mezzo di disturbo e semplice atto di ribellione.

Siamo ancora all’arte come atto egocentrico, come mezzo per rendersi interessanti. Quello che sottende quella frase è più o meno:

“ehi, quest’opera d’arte è disturbante per voi comuni esseri umani, ma io che mi ritengo figo perché vado in giro a dire di essere disturbato e alternativo e emo e anche un po’ hipster (e un tantinello coglione) mi sento rassicurato. Ergo: io sono bravo e voi siete dei coglioni”.

Dio santo, utilizzare l’arte per l’autoglorificazione è un peccato mortale, oltre che una riduzione in termini assolutamente enorme.

L’arte dovrebbe essere in primo luogo conforto per l’anima ed espressione estetica nell’ambito del proprio tempo, concetto estensibile nel tempo quando un’opera trascende i sistemi estetici di una cultura o quando possediamo gli strumenti cognitivi per interpretare qualcosa che è “altro” rispetto alla nostra cultura.

Immagino che sbranare la cipolla piangendo interpreti il dolore per la fame nel mondo e il pentimento post-capitaista

Immagino che sbranare la cipolla piangendo interpreti il dolore per la fame nel mondo e il pentimento post-capitaista

Io lo so che è come parlare del sesso degli angeli, ma sono distinzioni per me piuttosto importanti. Perché sono arci stufo di vedere i giornali pieni di articoli che parlano di artisti il cui unico scopo è far parlare di sé attraverso lo scandalo di una bambola appesa a un parco. Un po’ come gli incredibili pippotti della Abramovich, che non essendo in grado di creare un arte figurativa degna di tale nome si attacca le mollette alle tette affermando che  “Il suo lavoro vuole esplorare le relazioni tra artista e pubblico, i limiti del corpo e le possibilità della mente.”

O la macchina smontata in assonometria esplosa nel mezzo del Moma di S.Francisco. O altre cose di uguale valore(?) artistico. Grazie al cielo ci rimangono le opere d’arte del passato, quando l’artista non erà così devoto all’autoglorificazione.

di Alberto Della Rossa

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