La peggio notizia

Perché quando si parla di informazione non c'è mai limite al peggio

Archivio per la categoria “Blaterii personali”

A volte ritornano

Potrei raccontarvi che il mio è stato un esperimento sociale. Che lasciavo riposare il blog, utilizzando antiche tecniche SEO segretissime per aumentare il page-rank. Potrei riempirvi la testa di stronzate e, forse, ci credereste.

Ma ho smesso ieri di prendere le medicine per la confusione mentale e mi sono ripromesso di dire solo la verità, nient’altro che la verità, almeno finché mi riesce.

Io da bambino picchiavo mio fratello e mio cugino. Ma forte. Ricordo che una volta presi la testa di mio cugino e la sbattei ripetutamente contro l’armadio. Io avevo 10 anni, lui 7. Ero un bambino orribile.

Bene, superato il momento verità passiamo ad aggiornamenti sulla mia vita, della quale è lecito non ve ne freghi un cazzo di niente, ma dal momento che ho tendenze narcisiste da soddisfare io proseguirò imperterrito.

Lavoro di giorno, ed è meraviglioso, sempre in rassegna stampa.
Lavoro anche come libero professionista copywriter, e mi pagano per scrivere testi che possano solleticare desideri e portafogli di coloro che hanno il borsellino pesante, ed è meraviglioso.
Mi sono comprato un contrabbasso, ho ripreso a suonare e ho scoperto lo swing, ed è meraviglioso.
E adesso riprendo a scrivere sul blog. Non so se questo sia meraviglioso, ai posteri l’ardua sentenza.

E che il Signore mi regali il desiderio di riprendere a scrivere narrativa.

Quindi, à bientôt.

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Strange days

Non sono morto. Non sono stato rapito. Sto solo passando un periodaccio per tanti motivi, anche se…

La notizia ( pseudo tautologico – cerco notizie e mi arrivano notizie) è giunta ieri, inaspettata. Forse, e dico forse, siamo alla svolta: la possibilità di piantarla con il lavoro notturno, con le alzatacce alle 4.35 tutte le sante mattine. A quanto pare passo a diversa mansione, in orario diurno. Sempre un lavoro di press-reviewing, ma declinato in maniera diversa.

Senza dimenticare il mio lavoro da freelance come copy e SEO, che continuerò a svolgere privatamente.

madonna-biker

Pensavo di lasciarvi un bel ricordino. Stampatemi e tenetemi nel portafogli

Avanti quindi.

Heaven awaits 😉

Il complottismo (La morte di Occam)

Questo giro me la prendo con il complottismo, perché è uno degli strumenti attraverso i quali viene costruita una parte della disinformazione, complementare a chi vuole nascondere il marcio.

Mi spiego meglio: tra i grandi soggetti della disinformazione spesso emergono due nomi: i complottisti e i lobbisti. Nemici giurati, i primi si vestono della candida veste del paladino della giustizia, cercando di smascherare i sordidi maneggi dei lobbisti di turno, che invece lavorano per il loro tornaconto personale, distruggendo la società dall’interno pur di guadagnare. I secondi invece sono composti da un multiforme sostrato di aggregati di potere che fanno il loro interesse, manipolando l’informazione a loro uso e consumo.

ceifan.orgI complottisti, tuttavia, hanno il potere di farmi uscire di cervello. Parlo dei fanatici delle scie chimiche, di chi è convinto che le lobby del potere ci nascondano la presenza degli alieni, di chi in genere crede in un grosso complotto mondiale ai danni dell’umanità. Tutte espressioni di una sospensione del giudizio a favore di un cumulo di cazzate. Perché se è pur vero che in molti ambiti ci sono aspetti poco chiari questi, a mio modesto parere, rimangono per l’appunto eventi singoli senza dover per forza cercare una correlazione tra di essi.

In poche parole non nego che esistano forme di coordinazione malsana messe in atto da singoli centri di potere, ma trovo assurdo correlare alla (perdonatemi l’espressione) cazzo di cane tutta una serie di eventi che non c’entrano nulla gli uni con gli altri – cosa che invece sembra essere una delle attività preferite del complottista medio, tutto teso a cercare un grande disegno malvagio invece che guardarsi un buon film o leggersi un buon libro.

Adesso vi racconto una storiella: nel 1300 circa un tale francescano, chiamato Guglielmo di Occam, se ne venne fuori con una tesi straordinaria per semplicità, logica e modernità:

« A parità di fattori la spiegazione più semplice è da preferire »

Principio che, fatalità, sta alla base del pensiero scientifico moderno (ma va? – guarda un po’ tutto torna, che sia un complotto?).

occam

Dammi una lametta che mi taglio le vene…

Il problema dei fanatici della teoria del complotto è proprio l’incapacità di applicare il principio del rasoio di Occam. Alla fine non sono tanto distanti da chi cerca un grande disegno organizzato, ma semplicemente perché (l’antropologia insegna) è necessità dell’essere umano di organizzare la realtà in maniera organica, aggregando dati anche quando questo non è strettamente necessario. I giochi di potere esistono, così come i segreti dei potenti. È sempre stato così e lo sarà sempre. Ma è folle correlare tutto in un unico e delirante disegno occulto: semplicemente non sarebbe gestibile da mente umana (a questo punto del discorso viene fuori il fanatico della teoria aliena).

Frattale bidimensionale

Frattale bidimensionale

Più banalmente, l’uomo ricerca in maniera naturale il potere – principio che è alla base di una società organizzata verticalmente piuttosto che orizzontalmente. Tutti hanno lo stesso obiettivo e, alla fine dei conti, mettono in pratica gli stessi sordidi giochetti e le stesse meccaniche per ottenerlo. Ecco che, cercando di ottenere una visione d’insieme, ci si ritrova a guardare un frattale dell’avidità umana. Confondere questo per un complotto organizzato è il passo compiuto nella ricerca di un disegno superiore – quella stessa spinta che ha portato l’uomo alla ricerca del divino.

Mandelbrot,  il papà dei frattali, ha detto qualcosa di sacrosanto:

Si ritiene che in qualche modo i frattali abbiano delle corrispondenze con la struttura della mente umana, è per questo che la gente li trova così familiari. Questa familiarità è ancora un mistero e più si approfondisce l’argomento più il mistero aumenta.

Mandelbrot: quest'uomo sapeva come divertirsi

Mandelbrot: quest’uomo sapeva come divertirsi

Alla fine dei conti, nemmeno i complottisti sono poi così differenti dai lobbisti – cercano il potere, vogliono l’ascolto delle masse e tentano di manipolare l’informazione per portare acqua al proprio mulino, come fanno le varie migliaia di lobby del potere, come nel proprio piccolo fa ognuno di noi. Non credo sia un caso che l’illuminazione orientale passi per l’estinzione di tutte le passioni.

Come dire: umano, troppo umano.

(adesso basta filosofia, giuro.)

di Alberto Della Rossa

Sopravvivenza per uomini soli.

Ieri, sul blog “Memorie di una Vagina” è comparso un articolo piuttosto illuminante. Abbandonate le rivendicazioni femministe, la nostra Vagina si mette a nudo (metaforicamente) e confessa le problematiche connesse all’essere donne single, non viro-munite.

In pochi passaggi mi ha fatto pensare a quanto, effettivamente, le donne abbiano necessità della presenza maschile. E, citando Novalis a sproposito, vidi – meraviglia delle meraviglie- me stesso (la frase originale è in terza persona, perdonatemi la licenza).

Sappi, cara e amatissima Vagina, che pure noi maschietti, che tanto teniamo alla libertà individuale, soffriamo di astinenza cronica da presenza  femminile. E no, non mi sto riferendo alla condizione da astinenza sessuale, per quella il Signore ci ha dato la pornografia.

Con un distinguo: molti di noi sono pavidi. I più coraggiosi, invece, fanno a meno dell’aiuto della mamma che, come è noto, può sostituire quasi completamente la presenza femminile nella vita di tutti i giorni.

PRONTUARIO DI SOPRAVVIVENZA PER UOMINI PRIVI DI UNA FIGURA FEMMINILE

1)      La cena.

Bear Grylls. Dilettante.

Si dice che i cuochi migliori siano uomini. Sarà pur vero, ma la maggior parte di noi, in assenza di una figura femminile, regredisce a una dieta onnivoro-primordiale dai forti risvolti crudisti. Personalmente non sono mai sprovvisto di pane congelato e confezioni di jocca. Conosco gente che scongela e cucina le cotolette nel tostapane per fare prima. Solitamente la routine d’alimentazione è composta dalle seguenti fasi:

a)      Apri il frigo

b)      Osserva la desolazione

c)       Chiudi il frigo

d)      Alimentati del primo surrogato edibile a portata di mano

Esiste tuttavia una soluzione: i supermercati dove vendono le monoporzioni. E il mercoledì sera pare che siano pieni di single in cerca di avventure da una botta e via.

2)      Il secchiaio

Nel mio una volta ho trovato delle alghe, e sono quasi certo che vi si aggirasse qualcosa di vivo. Sebbene il funzionamento del

La bottiglia vuota sul fornello è un must. Perché, OVVIAMENTE non sai dove metterla.

rubinetto non sia complesso (abbiamo raffinate capacità motorie noi maschietti!) l’interazione tra piatti sporchi e detersivo ci risulta particolarmente complessa – e noiosa. In qualsiasi caso va irrimediabilmente a finire che i piatti non saranno comunque puliti (casomai saranno MENO sporchi). La complessa teoria della pulizia delle pentole usate poi risulta incomprensibile ai più. Soluzione: usare piatti di carta. Possibilmente senza lasciare quelli di ceramica ad ammuffire nel secchiaio per settimane.

3)      La lavatrice (e i colori)

Strumento di tortura medievale, la lavatrice, posseduto dallo spirito di una strega di Salem. Per quanto ti sforzi di separare i colori, la tua limitata visione cromatica maschile (nei soggetti più evoluti fino a 16 colori, normalmente non più di 4) ti mette in seria difficoltà. Motivo per il quale optiamo per biancheria scura o comunque grigia di partenza. Ognuno di noi ha nel fondo di un cassetto delle mutande rosa Peppa Pig Style. La soluzione consiste nei vantaggiosi abbonamenti alle lavanderie o, per i più pragmatici, nel monocromatismo spinto.

4)      La polvere

Il proverbiale gatto di polvere ti osserva.

Questo, davvero, è un non-problema. Io di gatti ne ho 3, averne qualcuno in più che rotola sul pavimento non fa molta differenza. Voci femminili di corridoio sostengono che si debba addirittura sollevare gli oggetti per pulire sotto di essi. La maggior parte di noi non pulisce nemmeno sopra, di solito. Esiste, ad ogni modo, una soluzione: Roomba. (la colf non vale, anche se è una filippina coi baffi è pur sempre una donna)

5)      Il bagno e le superfici lucide

Sogniamo un mondo fatto di superfici opache, così da non doverci preoccupare delle gocce, del calcare, delle macchie. Se la superficie poi è grigia tanto meglio. Contestualizzando, il bagno diventa un incubo: dopo qualche tempo il problema non è più solamente estetico, quanto genuinamente igienico. Ho visto bagni di single che assomigliavano a fosse settiche e ne avevano lo stesso odore. Io mi salvo grazie a una discreta ipocondria che mi costringe a pulire con una frequenza bimensile e a rassegnarmi al fatto che se mi alzo di notte è opportuno che pisci da seduto.

***

Come vedi, cara Vagina, siamo nella stessa barca.

Aspetto con ansia la seconda parte della tua analisi, sono sicuro di poter trovare degli aspetti speculari al maschile 😉

di Alberto Della Rossa

Anatomia di un attacco d’ansia.

Questo è un post molto personale. Quindi se non vi interessa andate via senza fare rumore, e se vi interessa restate ad ascoltare, ma con rispetto.

Non c’entra nulla con la notizia, la carta stampata o la satira. Questa è una cosa tra me e il mio dark passenger (chi ha visto Dexter sa di cosa parlo).

Ora, se mi conoscete di persona sapete perfettamente che sono una persona perennemente sul filo del rasoio. Umorale, piena di contraddizioni, prona all’incoscienza per certi aspetti e terribilmente ansiosa per altri.

L’ansia è la mia peggior nemica. Eppure ho la certezza che senza di lei non sarei nemmeno un quarto della persona che credo (e spero) di essere. È il teorema di Capitan Uncino: chi sarebbe Peter Pan senza di esso?

Lungi da me affermare di essere speciale. Di persone migliori (e peggiori) ne esistono a milioni. Quello che credo mi contraddistingua  è la consapevolezza dell’ombra che tutti noi ci portiamo dentro. Il punto è che alcuni ci convivono, altri sono accecati da luci diverse e manco se ne accorgono. La mia ombra diventa piccola piccola d’estate, ma durante i mesi invernali si allunga a dismisura, fino a coprire le pareti delle stanze, obbligandomi ad accendere l’alogena per scacciare il senso di oppressione che cerca di schiacciarmi. E allora via con docce roventi che durano mezz’ore intere e che lavano via il mio malessere.

Chi è prono agli attacchi d’ansia conosce questa storia quanto me. Personalmente ci convivo da sempre. Mia madre afferma che avevo manifestazioni poco equilibrate già dai tre anni. Adesso ne ho 34 ed è cambiata solo la consapevolezza. Nel corso degli anni ho fatto delle osservazioni interessanti: arriva con l’accorciarsi delle giornate, e di solito prepara il suo attacco con cura, nell’arco di settimane intere durante le quali mi sento sempre più inquieto. La percezione che qualcosa sia fuori posto, che una vibrazione sottile ai limiti dell’udibile mi disturbi senza farsi sentire davvero. Dopo tanti anni riesco a riconoscere ciò che sta accadendo, e forse è un male, perché mi lascia tutto il tempo per prepararmi al peggio. Col passare dei giorni la tensione cresce, e eventi insignificanti iniziano a diventare sgradevoli, farsi inquietanti ed infine esplodere.

E lei è li, che ti osserva dall’angolo buio della stanza. E il peggio è che non puoi fuggire, puoi solo illuminare la scena e cercare di fugare le ombre accessorie. Lei in qualsiasi caso resta a sussurrarti nell’orecchio continui se e continui ma. Poi la tua propriopercezione si amplia. La mia diventa soverchiante, con ogni cellula che vibra. Inutile dire che se l’attacco d’ansia è di natura ipocondriaca, la parte del corpo interessata vibra a una frequenza ben più ampia. A quel punto ci sei dentro fino al collo, e non puoi fare altro che sostenere il senso di oppressione al petto fino a quando un raggio di luce un poco più forte scaccia momentaneamente l’ombra.

Ha una sostanza, quest’ombra. Mille volti diversi, le capacità di un camaleonte, ma sempre lo stesso scheletro. Ne riconosco la forma con precisione, ne posso definire l’ossatura.  Indossa solo una maschera alla volta, ma la cambia con gesti veloci e abili.Eppure non riesco a individuarne il tallone d’Achille, il punto nel quale affondare il colpo. 

Sono passati tanti anni, e sono diventato più scaltro. Ancora mi frega, ancora riesce a farmi diventare preda. Ma un giorno troverò il suo punto debole.

Nel frattempo, continuo a cercare.

di Alberto Della Rossa

Il genio e la semplicità.

Riemergo da un nulla cosmico fatto di corse e lavoro. Aggiungiamo pure che ho dormito le mie 5 ore notturne sul divano, perché dopo aver eliminato delle efflorescenze di muffa dalla camera da letto con la candeggina sembrava di stare in piscina. Insomma, lo stato mentale non è dei migliori, anche se immagino di non dovermi lamentare troppo – a Olbia, ad esempio, stanno molto peggio. Povera Sardegna e povera Olbia. Luoghi della mia infanzia, vederli distrutti è abbastanza doloroso. Fortunatamente il popolo sardo è testardo come un montone (forse è per quello che amano le pecore) e immagino non si perdano d’animo. I parenti e i conoscenti che ho ad Olbia di sicuro non cederanno.

Sto divagando. Dicevo, il genio e la semplicità: non tutti di voi sapranno che amo da morire il DIY (no, non è una pratica sessuale esotica, anche se potremmo discuterne). Girando per la rete in cerca di cazzeggio mi sono imbattuto in questo video geniale.

Al di là dell’accento meravigliosamente english, e della descrizione del video, che vi invito a leggere (autoironica, semplice assolutamente non pretenziosa – quello che apprezzo in testi simili), è l’idea ad avermi colpito. Usare qualche candela e un vaso di terracotta per creare un piccolo termoconvettore DIY.

Ecco, sono queste le cose che amo del bricolage – l’arte dell’arrangiarsi, di pasticciare, quelle cose che ti riportano a uno stato di calma, tutto preso dalla risoluzione di un problema in maniera creativa e alternativa, possibilmente usando le mani.

Costruire.

Dimentichiamo spesso quanto sia bello costruire, in una società che ha una soluzione per tutto, a patto che la si possa comprare.

di Alberto Della Rossa

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