La peggio notizia

Perché quando si parla di informazione non c'è mai limite al peggio

Why?

Se passate da questa pagina vuol dire, quasi sicuramente, che state cercando un perché.

Ora, io non vi conosco, magari siete qua per ottenere risposta a qualche quesito esistenziale, e magari nei miei deliri troverete qualcosa che potrebbe esservi utile.

Lo scopo di questa pagina è di spiegarvi perché questo blog esiste.

L’ho già detto da qualche altra parte, di professione faccio (anche) l’addetto stampa.

La risposta migliore a quest’affermazione è sicuramente “cazzi tuoi.”

E invece no, sono anche cazzi vostri, dal momento che siete qua a perdere tempo. Lavorare in rassegna stampa vuol dire svegliarsi tutte le mattine alle 4, mettere le zampe sui giornali ancora caldi di rotativa e perdere diverse diottrie davanti a un monitor, cercando esattamente la notizia che interessa al cliente. Non sto qua a spiegarvi il mio lavoro, mi interessa di più l’ effetto collaterale: leggere decine di giornali, tutti le mattine, per anni, porta a una sorta di epifania.

Un giorno ti alzi con la consapevolezza che l’informazione fa schifo.

Lo sapevi anche prima, ma adesso ne hai la certezza, consolidata dalla lettura di migliaia di articoli.

Hai modo di confrontare modi di scrivere, di interpretare la realtà, e pian piano inizi a vedere dei fiumi sotterranei scorrere, a percepire una vibrazione di sottofondo. Osservi la stessa notizia da diverse fonti e in brevissimo ti trovi a guardare negli occhi un mostro multiforme che sbava e cerca di mangiare la tua obiettività.

E hai anche un vago senso di nausea.

Un mio caro amico e collega ha un profilo su twitter. Si fa chiamare il Cardinal Stronzata. La storia dietro al nome è lunga, partorita da me all’alba di un imprecisato giorno lavorativo in ufficio. Il Cardinal Stronzata è il nostro alter-ego. È quella parte di noi che si ribella al delirio che è l’informazione.

Voglio condividere con voi il delirio della stampa. Le notizie più becere, le cose che non volevate sapere, i titoli peggiori. E di tanto in tanto, anche quegli articoli che ti fanno sperare in una redenzione della categoria dei giornalisti.

Ma non illudetevi, non saranno molti.

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