La peggio notizia

Perché quando si parla di informazione non c'è mai limite al peggio

Ciao sono Giancane

La risposta armata all’invasione cronica di canzonette smelense. Odia Povia, odia Emma Marrone e odia i vecchi. E tiene davvero a far sapere che lui non è un cantautore di mmmerda (con tre emme, si).

Se n’è uscito con un album, dal titolo che è tutto un programma: Carne.

Giancane è scorretto, e dice tutte quelle cose che non si dovrebbero dire.

“Vorrei esser vegano e stare in fissa con i Mac
comprare quelle cose bianche, grigie così hi-tech
‘sti cazzi di un cinese paragonato a un vitellino
in fondo un muso giallo non è poi così carino
Vorrei essere te così poi m’ammazzerei”

A volte ritornano

Potrei raccontarvi che il mio è stato un esperimento sociale. Che lasciavo riposare il blog, utilizzando antiche tecniche SEO segretissime per aumentare il page-rank. Potrei riempirvi la testa di stronzate e, forse, ci credereste.

Ma ho smesso ieri di prendere le medicine per la confusione mentale e mi sono ripromesso di dire solo la verità, nient’altro che la verità, almeno finché mi riesce.

Io da bambino picchiavo mio fratello e mio cugino. Ma forte. Ricordo che una volta presi la testa di mio cugino e la sbattei ripetutamente contro l’armadio. Io avevo 10 anni, lui 7. Ero un bambino orribile.

Bene, superato il momento verità passiamo ad aggiornamenti sulla mia vita, della quale è lecito non ve ne freghi un cazzo di niente, ma dal momento che ho tendenze narcisiste da soddisfare io proseguirò imperterrito.

Lavoro di giorno, ed è meraviglioso, sempre in rassegna stampa.
Lavoro anche come libero professionista copywriter, e mi pagano per scrivere testi che possano solleticare desideri e portafogli di coloro che hanno il borsellino pesante, ed è meraviglioso.
Mi sono comprato un contrabbasso, ho ripreso a suonare e ho scoperto lo swing, ed è meraviglioso.
E adesso riprendo a scrivere sul blog. Non so se questo sia meraviglioso, ai posteri l’ardua sentenza.

E che il Signore mi regali il desiderio di riprendere a scrivere narrativa.

Quindi, à bientôt.

20 cose che faresti solo per il tuo gatto

Ribloggo perché, da gattaro convinto, sottoscrivo (quasi) ogni parola.

Una mamma green

(Perché in questa casa non si fanno discriminazioni)

20cose_gatti21. Sollevarlo a mezz’aria perché possa acchiappare una mosca al volo e soddisfare il suo istinto di cacciatore.

2. Permettergli di svegliarti alle quattro del mattino perché ha fame. E alle cinque, perché ha sete. E alle sei e un quarto, perché si annoia. Per poi dormire il resto della giornata mentre tu sei al lavoro.

3. Lasciare accesa la lampada sulla tua scrivania, così che lui possa acciambellarvici sotto.

4. Pulirgli il sedere con le salviettine per animali. Perché a volte, in quella lettiera, non tutto va come dovrebbe.

5. Comprare acqua a basso residuo fisso. Perché lui soffre di calcoli urinari.

6. Rischiare la vita per somministrargli una terapia farmacologia di qualsiasi tipo.

7. Cambiare la sabbietta della lettiera a mezzanotte passata, perché lui si rifiuta di usare una toilette leggermente maleodorante.

8. Restare immobile con mezzo…

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Strange days

Non sono morto. Non sono stato rapito. Sto solo passando un periodaccio per tanti motivi, anche se…

La notizia ( pseudo tautologico – cerco notizie e mi arrivano notizie) è giunta ieri, inaspettata. Forse, e dico forse, siamo alla svolta: la possibilità di piantarla con il lavoro notturno, con le alzatacce alle 4.35 tutte le sante mattine. A quanto pare passo a diversa mansione, in orario diurno. Sempre un lavoro di press-reviewing, ma declinato in maniera diversa.

Senza dimenticare il mio lavoro da freelance come copy e SEO, che continuerò a svolgere privatamente.

madonna-biker

Pensavo di lasciarvi un bel ricordino. Stampatemi e tenetemi nel portafogli

Avanti quindi.

Heaven awaits😉

Vannoni e il metodo Stamina – pt.2

Scusate la latitanza, a quanto pare il dovere mi tiene lontano dal blog – troppo da fare e poco tempo. Alla faccia della crisi e all’assenza di lavoro.

Vengo da una settimana di furiosa raccolta di articoli, nel corso della quale ho selezionato alcune perle davvero rare – tra tutte un articolone su La Voce di Romagna, titolato “Riviste e film porno , non si vende più nulla“, seguito a ruota da un’intervista a Rocco Siffredi su Il Foglio di questo lunedì. Insomma, la pornografia tira sempre.

In qualsiasi caso non sono qui a scrivere di articoli senza senso, quanto per tornare sulla faccenda del metodo Stamina, che ormai mi sta ossessionando. Negli ultimi dieci giorni la copertura mediatica sui quotidiani è letteralmente esplosa, forse anche grazie all’indignazione della comunità scientifica di fronte a quello che a parer mio è un evidente caso di truffa. Fatto sta che ho avuto modo di raccogliere almeno una ventina di articoli dalle testate più disparate, e ho quindi pensato di fare il punto della situazione, per chi si fosse perso qualcosa.

Una premessa la potete trovare in questo mio precedente intervento.

È partito tutto con un articolo mercoledì 8, su La Stampa:

“Altro che donazioni Vannoni da me pretese 50 mila euro in nero Una vedova: ” Ci fece anche firmare un appello a suo favore Ma invece di guarire , mio marito è morto durante le infusioni”.

Alla faccia delle cure compassionevoli.

Alla faccia delle cure compassionevoli.

Il contenuto è agghiacciante – un delirante viaggio nella speranza di un malato e di sua moglie, che racconta di oltre 50.000 euro spesi per cure che hanno a tutti gli effetti portato alla morte del paziente. Ricevuti in un call-center, con pagamenti senza ricevuta, senza alcuna tracciabilità – con modalità criminali. Questa donna, mossa da disperazione e amore, nella speranza di una cura ha convinto il marito a sottoporsi a questo trattamento e ora  si trova a fare i conti anche col senso di colpa e il sospetto, oltre che col lutto. La signora ha infatti dichiarato:

Secondo i medici , mio marito doveva vivere 9 anni dalla scoperta della malattia. Invece è morto dopo 5 anni appena. Magari per cercare di aiutarlo a guarire in tutti i modi , io gli ho accorciato la vita ».

Una truffa, quella perpetrata da Vannoni, che non si esaurirebbe con la perdita di denaro, ma che si ripercuote sulla salute dei pazienti e su chi ha creduto nel metodo.

Cose che già si sapevano, ma non mi aspettavo di trovare un articolo a tutta pagina. In più, nei giorni precedenti erano apparsi qua e là altri articoli.

Insomma, drizzo le orecchie, sentendo lo scricchiolìo caratteristico del boom mediatico che si prepara a esplodere.

Il giorno dopo, puntuale come un orologino svizzero, altri articoli, stavolta ben più interessanti di una testimonianza circostanziata: sulle testate compaiono diversi titoli, tutti relativi alla scoperta, da parte del comitato scientifico del Ministero della Salute, che nel protocollo Stamina le cellule mesenchimali sono presenti in dosaggi minimi: infatti la dose stabilita dalla medicina per i trapianti cellulari è di 2 milioni per chilo di peso corporeo nell’uomo. Nel protocollo Stamina è previsto invece un quantitativo di 2 milioni di cellule in totale. Nelle infusioni le cellule mesenchimali sarebbero presenti addirittura in “dosaggi omeopatici“, ovvero in quantità infinitesimali. Il Corriere della Sera, in un articolo di fondo della stessa mattina, rilancia sottolineando il fatto che negli ambienti investigativi si parla già da tempo di queste parcelle in nero da 40-50mila euro per ottenere le cure – parcelle che poi venivano dichiarate da Vannoni come libere donazioni (senza considerare che per le donazioni esistono iter precisi da seguire). In tutti gli articoli viene riportato anche che  l’Aifa ha diffidato gli Spedali Civili di Brescia dal fare uscire qualsiasi campione del protocollo Stamina.

andolina-vannoni

Associazione a delinquere.

Tre giorni dopo (grazie al cielo il fine settimana non lavoro, ma non escludo ci fossero diversi altri articoli presenti) mi siedo davanti al mio bel pc e cosa ti trovo? Sul Piccolo, giornale triestino, c’è un articolo con delle dichiarazioni di Andolini, il medico di Trieste collaboratore di Vannoni. Riporto (come al solito) titolo e sottotitolo:

«Cura Stamina priorità ai raccomandati» Il medico triestino Andolina confessa che a Brescia è stata data precedenza ai malati “illustri” come un dirigente regionale.

Ma non erano cure compassionevoli? Non sosteneva Vannoni che lui faceva “beneficenza“, che forniva “cure pro bono“, che lo faceva per i bambini che stavano male? E allora a cosa riferiscono le distinte dei bonifici che iniziano a comparire da un sacco di parti? Soprattutto, se davvero come ha sempre sostenuto di fronte all’opinione pubblica il suo interesse era la salute dei pazienti (da sottolineare il fatto come Vannoni, per la maggior parte delle dichiarazioni facesse leva sul “piccoli pazienti”), allora come mai questo giro incredibile di soldi e di favori politici?

Beh, tenetevi forte perché il meglio deve ancora arrivare: sempre il 12, sulla Stampa c’è un dossier, dal seguente titolo:

Cellule, quattrini e bugie La storia nera di Stamina dossier nel dei carabinieri. Falso e grottesco: così nel 2009 il Nas chiese l’arresto di Vannoni.

Questo è un altro di quegli articoli che consiglio a tutti di recuperare e leggere; in qualsiasi caso un passaggio, più di altri, risulta illuminante. Un ex collaboratore dello stesso Vannoni, dissociatosi perché evidentemente portatore sano di un qualche tipo di coscienza, dichiara:

Le nostre strade si sono separate perché mi chiedeva di modificare i dati di ricerca a favore dei suoi interessi. Sosteneva che solo gli imbecilli pagano le tasse. Diceva che le malattie degenerative, fortunatamente, erano in aumento.  Così lui avrebbe guadagnato di più, tanto erano senza speranza. Ho deciso di tagliare i contatti in occasione di una telefonata. La biologa Olena parlava in tono concitato con Vannoni, sostenendo che un paziente stava male a causa di una puntura di staminali.

Davvero, non continuo, perché gli articoli che posso citare sono davvero tanti, da fonti diverse e soprattutto sono pervasivi sulla stampa nazionale e a fronte di quello chesta emergendo non credo nemmeno sia necessario commentare più di tanto. Dico soltanto che persone che vivono e prosperano così sul dolore della gente, sono da punire con una tombola di ergastoli.

Continuo con la raccolta di articoli, sono curioso di vedere se finirà tutto a tarallucci e vino o veramente, per una volta tanto, riusciranno a mettere in gabbia chi merita di essere privato di ogni libertà.

Stamina, stamina. Stocazzo.

Giornatona prolifica di spunti, stamane. Arrivo al lavoro alle cinque del mattino, inizio a tuffarmi nel delirio della stampa e un sorriso ebete mi si allarga sul volto, testata dopo testata. Ci sono giornate in cui la mia personale raccolta di articoli – una specie di mare magnum di idiozie e assurdità di qualsivoglia natura, ovvero tutto ciò che mi incuriosisce – si ingrossa come un fiume in piena. Congiunzioni astrali durante le quali i giornalisti improvvisamente decidono tutti insieme di scrivere qualcosa di interessante.

Insomma, tra un’articolo e l’altro, dribblando strafalcioni e usi fantasiosi dell’italiano (a tal proposito cito dal Piccolo di stamattina una perla meravigliosa a pag. 35 ” Alda Balestra, da Miss Italia alla carriera di top model Reginetta d’Italia nel 1970, ha vissuto per anni a New York e solcato le passerelle più prestigiose. «L’incontro più divertente? In ascensore, con Gianni Agnelli». Non sapevo che le passerelle si solcassero, ma tant’è.) mi ritrovo un sacco di articoli su cui sproloquiare.

E poi lo vedo brillare tra le pagine di un giornale (il Messaggero, nella fattispecie, ma la notizia era riportata ovunque) – mi guarda, mi tenta. E decido il tema di oggi.

Stamina.

L’ennesima bufala sul dolore altrui.

di-bella

Di Bella con un vasetto di lampascioni sottolio

È un po’ che raccolgo articoli sull’argomento, e la cosa mi fa rivoltare il sangue. Ricordo anni fa, quando ci fu una grave malattia in famiglia: la speranza allora era il metodo Di Bella – correva l’anno ’98-’99, io ero un ragazzino. Sapevamo che non v’erano fondamenti scientifici ma, ehi, tentar non nuoce no? Quando sei disperato ti appigli a tutto. Il resto è storia: il metodo Di Bella si rivelò essere completamente inefficace, ed esaminando i dati clinici si scoprì che questi erano incompleti, frammentari e che erano stati manipolati. Eva Buiatti, medico e ricercatrice italiana (trovate un elenco delle sue pubblicazioni su biomedexperts.com), dichiarò:

Restava un dato di fatto, preciso, inequivocabile: i suoi pazienti morivano come gli altri. Non c’era alcun vantaggio terapeutico. Nessuna salvezza. Di Bella non accettò mai che si verificasse se la sua terapia avesse un valore di tipo palliativo. Non è un palliativo, ha sempre detto. È una cura.

Non solo: la sperimentazione, che pure venne concessa e concordata diede risultati ambigui. Addirittura, la rivista Cancer scrisse (cito l’abstract del paper):

Available scientific evidence does not support claims that Di Bella therapy is effective in treating cancer. It can cause serious and harmful side effects.

Perché vi racconto questo? Perché gli italiani hanno la memoria corta. Cortissima.

Il metodo Stamina, ideato da tale Davide Vannoni, si basa su un principio non dissimile: cavalcando l’onda dell’emotività di genitori disperati, saltando completamente qualsiasi sperimentazione scientifica, imponendosi con la demagogia, promette di essere una cura per malattie neurodegenerative, basato sulla conversione di cellule staminali mesenchimali in neuroni. (attenzione che questo passaggio è importante)

metodo-stamina

Una bella immagine del nostro Vannoni

Praticamente siamo alla pietra filosofale, con un individuo che promette di trasformare il piombo in oro e guarire gli storpi allo stesso tempo – praticamente un mix tra Gesù Cristo, Ermete Trismegisto e Rasputin in una botta sola.

Cristo

C’è una certa somiglianza, nevvero?

C’è da dargli un merito: lui l’oro l’ha creato davvero dal nulla, tanto da comprarcisi una Porsche – che in un’intervista rilasciata a Repubblica ha dichiarato esser stata acquistata in leasing, ma che formalmente è accreditata sui conti della Stamina Foundation.

Cos’è successo, dopo la diffusione di questo incredibile metodo? Che la comunità scientifica si è accorta che non esistevano studi accreditati, né una sperimentazione degna di tale nome che riguardasse il metodo Stamina, metodo peraltro promosso da uno che con la medicina non c’azzecca una fava (Vannoni è laureato in lettere e filosofia).

La comunità scientifica inizia a fargli le pulci, a chiedere dei dati scientifici (il famoso metodo, presente? le pubblicazioni, il peer reviewing, la sperimentazione, tutta quella robetta così inutile…) e lui si indigna perché, dopotutto, sta facendo del bene a dei bambini: le cure, che arrivano a costare diverse decine di migliaia di euro per molti, sono pro-bono per alcuni. E indovina cosa tira fuori? La teoria del Complotto! Le case farmaceutiche lo stanno boicottando! (non vedo perché visto che queste potrebbero comprare a qualsiasi cifra il metodo, Vannoni e anche il suo cane).

un po' di complotto non fa mai male

un po’ di complotto non fa mai male

In Italia tuttavia il beneficio del dubbio lo si da a chiunque. E allora via, valutiamo la possibilità di farla, questa sperimentazione – non fosse altro per verificare l’attendibilità del metodo, vuoi mai che la comunità scientifica si sbagli. Eppure a Vannoni sta cosa non va giù, lui vorrebbe tenere secretato tutto ciò che riguarda il metodo Stamina. E via ricorsi a non finire, mentre indagini preliminari dei Nas e degli esperti ministeriali verificano l’assenza di cellule mesenchimali nelle pozioni del Metodo Stamina, e lasciano supporre l’utilizzo di siero fetale bovino (attenzione ai vegani – il metodo stamina non è roba per voi) e la presenza di antibiotici nel terreno di coltura, con conseguente rischio di tossicità. Tralasciamo i detriti di tessuti che potrebbero essere causa di emboli. D’altronde le infusioni vengono da laboratori situati in Messico, Capoverde e Hong Kong, può essere che li le cose vengano fatte diversamente, magari mangiando un panino. Forse è caduto un hamburger in una vasca di coltura.

Cosa succede quindi? Che Vannoni dichiara di non sapere cosa c’è nelle infusioni, d’altronde lui non è un medico, dichiara. E allora che cazzo fa, oltre buscarsi i soldi?

A questo punto della faccenda ero piuttosto basito, poi un’altra cosa mi ha colpito con la dolcezza di un martello in faccia. Faccio una domanda ingenua alla mia ragazza, che sta studiando medicina.

domanda: “Amore, ma che cazzo sono le cellule mesenchimali?”

risposta: “Cellule indifferenziate che generano tessuto connettivale. Dove andiamo a mangiare?”

mesenchimale

eh no, non si trasforma in neurone. E sono in tanti ad avere bisogno di neuroni…

A questo punto io, che sono un cagacazzi, vado su wikipedia e leggo:

questo tipo cellulare, essendo in una fase adulta, non è totipotente (ossia generatore di tutte le linee cellulari del corpo) ma pluri/multipotente, ossia può solo generare tipi di cellule connettivali e non altri tessuti di diversa derivazione embrionale (come neuroni od epiteli)
Fonte: Mesenchymal Stem Cells: Isolation, In Vitro Expansion and Characterization in Stem Cells, 2006, pp. 249–82. DOI:10.1007/3-540-31265-X_11ISBN 978-3-540-77854-7.

Bene. Il resto possono raccontarvelo un paio di articoli di Wired e un’inchiesta de l’Espresso.

Ritorniamo a stamattina. Vedo l’articolo che finalmente mi fa scattare la cellula (staminale) e mi genera aggressività folle, come dicevo, sul Messaggero (ma, ripeto, la notizia era su tutti i giornali).

Messaggero del 08/01/2014, pagina 21: “Nature, nuova bocciatura per il Metodo Stamina“. Ovviamente dell’articolo sul Messaggero non me ne faccio un cazzo e risalgo alla fonte:

Leaked files slam stem-cell therapy: Disclosures and resignations reveal scientific concerns over methods of Italy’s Stamina Foundation.” di Alison Abbott; Nature 505, 139–140 (06 January 2014)

Volete un riassuntino? Stiamo facendo la figura dei coglioni. Di nuovo, perché le persone vengono strumentalizzate e il loro dolore con esso, da individui come Vannoni che pretendono di imporre la loro ragione senza doversi sottoporre a dei protocolli scientifici, a un’analisi metodologica segnante. E i disperati (perché di disperazione si tratta) vengono accompagnati da frotte di altri individui alla ricerca di un’ideologia facile, che permetta loro di suddividere la realtà in due tronconi ben distinti: buoni e cattivi, bianchi e neri, vegetariani e non vegetariani, complottisti e lobbisti.

Con buona pace di tutte le sfumature di grigio.

Perché è molto più semplice pendere dalle labbra di qualcuno che usare la testa e farsi un’idea propria.

Amen.

Il complottismo (La morte di Occam)

Questo giro me la prendo con il complottismo, perché è uno degli strumenti attraverso i quali viene costruita una parte della disinformazione, complementare a chi vuole nascondere il marcio.

Mi spiego meglio: tra i grandi soggetti della disinformazione spesso emergono due nomi: i complottisti e i lobbisti. Nemici giurati, i primi si vestono della candida veste del paladino della giustizia, cercando di smascherare i sordidi maneggi dei lobbisti di turno, che invece lavorano per il loro tornaconto personale, distruggendo la società dall’interno pur di guadagnare. I secondi invece sono composti da un multiforme sostrato di aggregati di potere che fanno il loro interesse, manipolando l’informazione a loro uso e consumo.

ceifan.orgI complottisti, tuttavia, hanno il potere di farmi uscire di cervello. Parlo dei fanatici delle scie chimiche, di chi è convinto che le lobby del potere ci nascondano la presenza degli alieni, di chi in genere crede in un grosso complotto mondiale ai danni dell’umanità. Tutte espressioni di una sospensione del giudizio a favore di un cumulo di cazzate. Perché se è pur vero che in molti ambiti ci sono aspetti poco chiari questi, a mio modesto parere, rimangono per l’appunto eventi singoli senza dover per forza cercare una correlazione tra di essi.

In poche parole non nego che esistano forme di coordinazione malsana messe in atto da singoli centri di potere, ma trovo assurdo correlare alla (perdonatemi l’espressione) cazzo di cane tutta una serie di eventi che non c’entrano nulla gli uni con gli altri – cosa che invece sembra essere una delle attività preferite del complottista medio, tutto teso a cercare un grande disegno malvagio invece che guardarsi un buon film o leggersi un buon libro.

Adesso vi racconto una storiella: nel 1300 circa un tale francescano, chiamato Guglielmo di Occam, se ne venne fuori con una tesi straordinaria per semplicità, logica e modernità:

« A parità di fattori la spiegazione più semplice è da preferire »

Principio che, fatalità, sta alla base del pensiero scientifico moderno (ma va? – guarda un po’ tutto torna, che sia un complotto?).

occam

Dammi una lametta che mi taglio le vene…

Il problema dei fanatici della teoria del complotto è proprio l’incapacità di applicare il principio del rasoio di Occam. Alla fine non sono tanto distanti da chi cerca un grande disegno organizzato, ma semplicemente perché (l’antropologia insegna) è necessità dell’essere umano di organizzare la realtà in maniera organica, aggregando dati anche quando questo non è strettamente necessario. I giochi di potere esistono, così come i segreti dei potenti. È sempre stato così e lo sarà sempre. Ma è folle correlare tutto in un unico e delirante disegno occulto: semplicemente non sarebbe gestibile da mente umana (a questo punto del discorso viene fuori il fanatico della teoria aliena).

Frattale bidimensionale

Frattale bidimensionale

Più banalmente, l’uomo ricerca in maniera naturale il potere – principio che è alla base di una società organizzata verticalmente piuttosto che orizzontalmente. Tutti hanno lo stesso obiettivo e, alla fine dei conti, mettono in pratica gli stessi sordidi giochetti e le stesse meccaniche per ottenerlo. Ecco che, cercando di ottenere una visione d’insieme, ci si ritrova a guardare un frattale dell’avidità umana. Confondere questo per un complotto organizzato è il passo compiuto nella ricerca di un disegno superiore – quella stessa spinta che ha portato l’uomo alla ricerca del divino.

Mandelbrot,  il papà dei frattali, ha detto qualcosa di sacrosanto:

Si ritiene che in qualche modo i frattali abbiano delle corrispondenze con la struttura della mente umana, è per questo che la gente li trova così familiari. Questa familiarità è ancora un mistero e più si approfondisce l’argomento più il mistero aumenta.

Mandelbrot: quest'uomo sapeva come divertirsi

Mandelbrot: quest’uomo sapeva come divertirsi

Alla fine dei conti, nemmeno i complottisti sono poi così differenti dai lobbisti – cercano il potere, vogliono l’ascolto delle masse e tentano di manipolare l’informazione per portare acqua al proprio mulino, come fanno le varie migliaia di lobby del potere, come nel proprio piccolo fa ognuno di noi. Non credo sia un caso che l’illuminazione orientale passi per l’estinzione di tutte le passioni.

Come dire: umano, troppo umano.

(adesso basta filosofia, giuro.)

di Alberto Della Rossa

Vivisezione e sperimentazione animale

Innanzitutto buon anno, a quasi tutte le persone che conosco. Alcune invece riceveranno prima o poi gli strali inviati, a tutto svantaggio del mio karma.
In qualsiasi caso il mio karma fa già abbastanza schifo, quindi posso permettermi di lanciare maledizioni come Malefica (La bella addormentata, presente?).

Comunque, il senso di questo post è decisamente un altro. In questi giorni ho seguito parecchio tutto il teatrino riguardante la vivisezione/sperimentazione animale, in particolar modo legato al caso di Caterina Simonsen.

Simonsen cartello

Caterina Simonsen: #iostoconlaricerca

Ancora una volta la possibilità di monitorare per giorni diverse decine di quotidiani mi ha permesso di avere una visione d’insieme della copertura mediatica delirante che ruota attorno a questo (penoso) caso.

Pur ritenendomi un folle amante degli animali, uno di quelli che preferisce la compagnia di un cetriolo di mare a quella di un essere umano, pur essendo un estinzionista convinto (posizione maturata a seguito di decine di ore passate su libri di paleoantropologia e paleodemografia) non posso fare a meno di pensare. Se c’è qualcosa di positivo nell’essere umani è la capacità cognitiva – capacità che non sembra essere stata distribuita in maniera equa.

E più penso, più ritengo che gli animalisti (o animalardi, come ribattezzati da Fabrizio Pallequadre) siano una categoria vessata da evidenti difetti di ragionamento.

Confondere la vivisezione con la sperimentazione animale può essere frutto solo di crassa ignoranza o di manipolazione retorica di bassa lega (sostanzialmente un uso improrio della sineddoche). Perché se è vero che la vivisezione fa parte della sperimentazione animale, non si può dire il contrario. Non sto a perdermi in ambito legislativo (questo bell’articolo di Wired vi potrà schiarire le idee)  ma la vivisezione (grazie al cielo) è ILLEGALE errata corrige: come mi fa notare un mio amico, la legislazione è poco chiara. Mi auspico che la vivisezione venga bandita quanto prima con una legge ad hoc, in Italia come nella EU. La sperimentazione animale, regolamentata, scrutinata e controllata nella maniera più severa possibile è invece piuttosto utile.

Faccio un passo indietro: all’inizio di questa storia c’è una frase di questa povera ragazza (Caterina Simonsen) basata su un concetto molto semplice: #iostoconlaricerca. La vera ricerca. Nessuno di quegli imbecilli che le hanno augurato le peggio cose si è soffermato per un’istante su un ragionamento semplice quanto banale: un ricercatore, un vero ricercatore, con un codice deontologico (imprescindibile dalla vera ricerca) non accetterebbe mai la vivisezione. La sperimentazione in vivo è una cosa molto diversa tuttavia. Non solo: tecnicamente è sperimentazione in vivo anche l’ultima fase di sperimentazione dei farmaci, quella sugli esseri umani. Altra cosetta poco conosciuta, ma che gli invasati animalardi non sanno o fanno finta di non sapere: la pubblicazione su riviste ISI ad alto fattore d’impatto è fortemente regolamentata da protocolli di scrutinamento assai severi.

Nature. E prova a pubblicare qui, se ci riesci.

Nature. E prova a pubblicare qui, se ci riesci.

Se vuoi pubblicare su Nature (o Journal of Microbiology, o Science, o qualsiasi altro colosso del settore) è il caso di mandare anche tutta la documentazione relativa ai gruppi di controllo sulle sperimentazioni e sulle azioni effettuate. È alla base del metodo scientifico.

Certo, in un mondo migliore non ci dovrebbe essere nemmeno la sperimentazione animale. Nemmeno quella umana. In un mondo migliore non ci sarebbero le malattie. In un mondo perfetto, a parer mio, non ci sarebbe nemmeno l’uomo. Il punto è, come diceva il caro Leibniz, che questo è il migliore dei mondi possibili, principalmente perché è l’unico che abbiamo, indipendentemente dalla nostra presenza o meno.

Un’altra riflessione mi preme fare, da gattaro convinto e salvatore di cani quale sono: quando il vostro animale sta male, lo portate da un veterinario. Il gatto di mio fratello ha l’immunodeficienza felina, e si è salvato perché:

a) era grasso come un maiale

b) è stato curato con l’interferone

Non grazie alle preghiere, né a infusioni di camomilla, né a un’alimentazione vegana (orrore). Grazie a un farmaco.

Oibò, dicono che il testing dell’interferone sia stato fatto su animali.

Allora, se vogliamo fare gli animalisti, cerchiamo di non essere così incredibilmente antropocentrici. È vero, i farmaci sono studiati a uso e beneficio dell’uomo, ma gli studi possono avere una risonanza ben più ampia. Se il gatto di casa vive fino a 20 anni è perché ha accesso a tutta una serie di farmaci e conoscenze sviluppate in prima istanza ad uso e consumo umano. Banalmente, si può dire che i farmaci usati per gli animali sono sperimentati anche sugli animali. Un po’ come dire che il farmaco per umano è stato sperimentato anche su esseri umani. Strano eh?

Prima che questo post diventi una tesi di laurea per lunghezza e inutilità, vorrei soltanto sottolineare che fare di tutta l’erba un fascio non è decisamente cosa intelligente. La vivisezione è una porcata, e per questo è stata abolita in moltissimi luoghi. La sperimentazione animale è un male necessario del quale tutti dovremmo essere grati, senza dover necessariamente tirare in ballo le malattie rare. Immagino ci siano un sacco di animalisti diabetici, che ogni giorno portano a casa la ghirba grazie a una pera di insulina. Indovinate un po’ come si è arrivati alla scoperta e alla commercializzazione di quest’ultima?

Quello che si può fare, che è GIUSTO fare, è cercare vie alternative, non fermarsi mai, essere rigorosi nella ricerca e nei protocolli in maniera da non infliggere sofferenze inutili a chi, animale o umano, col proprio sacrificio da la possibilità a qualcun’altro da vivere. Non scatenare una guerra a colpi di cattiverie e disinformazione – perché così facendo non si dimostrano diversi dai soggetti che dicono di voler combattere (i vivisettori, nella fattispecie).

di Alberto Della Rossa

And the winner is… pt.2

Vi ricordate le direttive per i giornalisti sul tema LBGT di qualche giorno fa? Ecco, vorrei solo fare un piccolo appunto.

Il giorno seguente, in data 18/12/2013 è comparso un articolo su L’Unità, a firma di Delia Vaccarello. Titolo: “La carta del giornalista per non discriminare”.

Normalmente non amo L’Unità (normalmente non amo i giornali) ma questo giro la nostra giornalista ha centrato perfettamente il punto. Il corpo del testo riassume brevemente il testo del documento, ma è la chiusura a fare la differenza:

Tra le tante indicazioni la «regola aurea» il giornalista o la giornalista che devono trattare un argomento «Lgbt» non devono fare altro che domandarsi come tratterebbero la stessa notizia se non stessero parlando di persone lgbt . E il corollario: tenere sempre conto che gay, lesbiche e trans fanno parte del pubblico a cui ci si rivolge, che non sono «quelle persone là» ma anche voi che leggete.

In queste poche righe è racchiuso il nocciolo fondamentale della questione: il problema sta tutto nel trattare delle persone come delle “non persone”, come altro da sé nel senso più ampio (quello umano): esattemente quello che ha fatto la Bellaspiga nel suo articolo su L’Avvenire.

Mettetevi in testa che le persone omosessuali non sono diverse da nessuno. Hanno lo stesso tipo di varietà riscontrabile nel carattere di chiunque: il fatto che a me diano fastidio atteggiamenti da “checca” non necessariamente vuol dire che mi dia fastidio l’omosessualità, quanto un particolare aspetto caratteriale che può essere presente in alcune persone (non necessariamente omosessuali, peraltro – penso a legioni di ragazzini effeminati perfettamente etero). La medesima cosa mi accade quando vedo una ragazzina sgallettata che ritiene d’averla rivestita d’oro e si atteggia a gran figa – solo che lei, dal momento che ha una sessualità allineata – non risulta altrettanto condannabile. Tuttalpiù le si dà della troietta, ma nessuno si sognerebbe di sprecarci del tempo in direttive per i giornalisti.

Detta in altre parole: mi sta bene che a qualcuno possa dare fastidio un particolare aspetto caratteriale, un atteggiamento, qualcosa di specifico. Io sono pieno di idiosincrasie, ma mi ritengo abbastanza intelligente (e adulto) per realizzare che prendersela con una categoria intera come se fosse un corpo unico e indivisibile con un set predefinito di caratteristiche è assolutamente insensato. Non sopporti gli arroganti? Bene. Ti stanno sulle balle i pavidi? Ok. Ti sta sui coglioni il tuo vicino di casa? PERFETTO, ma da qua a dire che TUTTE le persone con un orientamento sessuale diverso dal proprio sono inaccettabili vuol dire prendere a calci la logica, per il semplice fatto che un orientamento sessuale non è indicativo di per sé di alcun aspetto caratteriale. 

Mi fermo qua, altrimenti non la finisco più. Ma continuerò a sostenere fino alla morte il diritto all’idiosincrasia, fintanto che la cosa abbia una logica. E il più delle volte, nel fare di tutta l’erba un fascio, la logica è la prima a essere messa da parte.

 

 

 

di Alberto Della Rossa

Sopravvivenza per uomini soli.

Ieri, sul blog “Memorie di una Vagina” è comparso un articolo piuttosto illuminante. Abbandonate le rivendicazioni femministe, la nostra Vagina si mette a nudo (metaforicamente) e confessa le problematiche connesse all’essere donne single, non viro-munite.

In pochi passaggi mi ha fatto pensare a quanto, effettivamente, le donne abbiano necessità della presenza maschile. E, citando Novalis a sproposito, vidi – meraviglia delle meraviglie- me stesso (la frase originale è in terza persona, perdonatemi la licenza).

Sappi, cara e amatissima Vagina, che pure noi maschietti, che tanto teniamo alla libertà individuale, soffriamo di astinenza cronica da presenza  femminile. E no, non mi sto riferendo alla condizione da astinenza sessuale, per quella il Signore ci ha dato la pornografia.

Con un distinguo: molti di noi sono pavidi. I più coraggiosi, invece, fanno a meno dell’aiuto della mamma che, come è noto, può sostituire quasi completamente la presenza femminile nella vita di tutti i giorni.

PRONTUARIO DI SOPRAVVIVENZA PER UOMINI PRIVI DI UNA FIGURA FEMMINILE

1)      La cena.

Bear Grylls. Dilettante.

Si dice che i cuochi migliori siano uomini. Sarà pur vero, ma la maggior parte di noi, in assenza di una figura femminile, regredisce a una dieta onnivoro-primordiale dai forti risvolti crudisti. Personalmente non sono mai sprovvisto di pane congelato e confezioni di jocca. Conosco gente che scongela e cucina le cotolette nel tostapane per fare prima. Solitamente la routine d’alimentazione è composta dalle seguenti fasi:

a)      Apri il frigo

b)      Osserva la desolazione

c)       Chiudi il frigo

d)      Alimentati del primo surrogato edibile a portata di mano

Esiste tuttavia una soluzione: i supermercati dove vendono le monoporzioni. E il mercoledì sera pare che siano pieni di single in cerca di avventure da una botta e via.

2)      Il secchiaio

Nel mio una volta ho trovato delle alghe, e sono quasi certo che vi si aggirasse qualcosa di vivo. Sebbene il funzionamento del

La bottiglia vuota sul fornello è un must. Perché, OVVIAMENTE non sai dove metterla.

rubinetto non sia complesso (abbiamo raffinate capacità motorie noi maschietti!) l’interazione tra piatti sporchi e detersivo ci risulta particolarmente complessa – e noiosa. In qualsiasi caso va irrimediabilmente a finire che i piatti non saranno comunque puliti (casomai saranno MENO sporchi). La complessa teoria della pulizia delle pentole usate poi risulta incomprensibile ai più. Soluzione: usare piatti di carta. Possibilmente senza lasciare quelli di ceramica ad ammuffire nel secchiaio per settimane.

3)      La lavatrice (e i colori)

Strumento di tortura medievale, la lavatrice, posseduto dallo spirito di una strega di Salem. Per quanto ti sforzi di separare i colori, la tua limitata visione cromatica maschile (nei soggetti più evoluti fino a 16 colori, normalmente non più di 4) ti mette in seria difficoltà. Motivo per il quale optiamo per biancheria scura o comunque grigia di partenza. Ognuno di noi ha nel fondo di un cassetto delle mutande rosa Peppa Pig Style. La soluzione consiste nei vantaggiosi abbonamenti alle lavanderie o, per i più pragmatici, nel monocromatismo spinto.

4)      La polvere

Il proverbiale gatto di polvere ti osserva.

Questo, davvero, è un non-problema. Io di gatti ne ho 3, averne qualcuno in più che rotola sul pavimento non fa molta differenza. Voci femminili di corridoio sostengono che si debba addirittura sollevare gli oggetti per pulire sotto di essi. La maggior parte di noi non pulisce nemmeno sopra, di solito. Esiste, ad ogni modo, una soluzione: Roomba. (la colf non vale, anche se è una filippina coi baffi è pur sempre una donna)

5)      Il bagno e le superfici lucide

Sogniamo un mondo fatto di superfici opache, così da non doverci preoccupare delle gocce, del calcare, delle macchie. Se la superficie poi è grigia tanto meglio. Contestualizzando, il bagno diventa un incubo: dopo qualche tempo il problema non è più solamente estetico, quanto genuinamente igienico. Ho visto bagni di single che assomigliavano a fosse settiche e ne avevano lo stesso odore. Io mi salvo grazie a una discreta ipocondria che mi costringe a pulire con una frequenza bimensile e a rassegnarmi al fatto che se mi alzo di notte è opportuno che pisci da seduto.

***

Come vedi, cara Vagina, siamo nella stessa barca.

Aspetto con ansia la seconda parte della tua analisi, sono sicuro di poter trovare degli aspetti speculari al maschile😉

di Alberto Della Rossa

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